CONVEGNO  ASPIC COUNSELING E CULTURA - SALERNO


IL COUNSELING E LA MEDIAZIONE FAMILIARE:

DUE PROFESSIONALITA’ AL SERVIZIO DELLA FAMIGLIA E DELLA COMUNITA’

 

COUNSELING SISTEMICO

 

COSTELLAZIONI FAMILIARI E SCOLASTICHE

PER CREARE PONTI DI DIALOGO TRA INSEGNANTI, GENITORI E ALUNNI

 

Relatore

PAOLA BIATO

Counselor olistico e sistemico

 

La famiglia, il lavoro, la scuola, l'azienda sono dei sistemi, che hanno delle leggi proprie che li regolano. Esse guidano il comportamento degli individui e sono in gran parte inconsce. Quando tali leggi vengono violate, uno o più membri del sistema sentono disagio.

In un sistema  tutti i componenti sono interconnessi e si influenzano gli uni con gli altri. Come in un organismo vivente, ogni componente ha la propria posizione, funzione e vitalità e contribuisce così al benessere o alla difficoltà dell’intera struttura.

  

La scuola, come altre istituzioni, è un sistema. Nella scuola interagiscono più figure professionali, interagiscono più individui. La scuola come sistema è in relazione con altri sistemi:  la famiglia, gli insegnanti, il  Ministero della Pubblica Istruzione,  le organizzazioni del mondo del lavoro, etc.

 

La scuola può sembrare uno dei contesti più idonei all’utilizzo di uno strumento e di un metodo di formazione e di conoscenza quale è la Costellazione familiare, che pone in primo piano la famiglia, le sue regole e la sua struttura per la risoluzione dei disagi; questo perché la scuola è l’incrocio e il luogo d’incontro e di scambio tra genitori, figli, educatori.

 

Nei fatti però la scuola sta vivendo una forte pressione indirizzata all’organizzazione pianificata delle risorse utilizzabili in ambiti formativi e all’adeguamento delle medesime a standard di profitto e di efficienza rispetto alla fornitura di strumenti e alla costruzione di abilità.

 

In questo “sforzo” la scuola spende molta parte delle sue energie, senza però avere prioritariamente rielaborato e assorbito, trasformandoli in energie nuove, ritardi e disfunzioni in ambito formativo e psicologico, di orientamento e di sostegno dell’alunno, della famiglia e dell’insegnante.

 

Quest’ ultimo è chiamato al compito di misuratore di competenze disciplinari sempre più standardizzate sulla carta, ma sempre più difficili a essere rilevate nella commistione di bisogni, disagi, espressione di energie talvolta deviate rispetto sia agli obiettivi didattici sia a quelli formativi, di cui gli alunni come gruppo classe sono portatori e che talvolta costringono l’insegnante a battute di arresto e alla presa di coscienza, spesso accompagnata da ansie, di non possedere gli strumenti e gli spazi idonei per la risoluzione dei problemi che si presentano in classe.

 

Chi poi fra loro, di fronte a problemi non facilmente risolvibili, usa diniego o scorciatoie, favorisce lo spostamento delle ansie su altri ‘oggetti’ o persone, generando contesti relazionali ambigui e conflittuali.

I genitori, per la loro parte, sembrano essere diventati più richiestivi nei confronti dell’Istituzione, a causa delle pressioni alle quali la famiglia è sottoposta sul piano socioeconomico e relazionale: la mancanza di tempo per prendersi cura dei figli, la confusione e talvolta l’assenza di modelli di riferimento, le diffuse crisi di coppia, una maggiore attenzione alla realizzazione individuale, ingenerano sempre più spesso quella che viene chiamata crisi genitoriale che talvolta, invece che con una richiesta di aiuto è risolta con una abdicazione alla scuola dei compiti genitoriali, senza un adeguato spirito di appartenenza all’Istituzione e di collaborazione con gli insegnanti.

 

Gli alunni, nonostante svogliatezze di marca pinocchiesca e opposizioni di spirito bullista, ci tengono molto alla loro scuola e agiscono su di essa proiezioni positive e/o negative del loro vissuto evolutivo e su di essa misurano le loro forze costruttive e/o distruttive, dimostrando che la scuola resta ancora per loro il banco di prova più importante e portando proprio per questo, al suo interno, tutte le loro contraddizioni, ivi comprese quelle della loro famiglia.

 

E’ in questa cornice che il Counselor, ancora in maniera saltuaria e occasionale, si trova a operare, all’interno di progetti a termine collegati a finanziamenti non sempre sicuri, che non permettono una progettazione a medio, lungo periodo del proprio lavoro.

E’ in questa stessa cornice che il Counselor sistemico può proporre uno SPAZIO DI ASCOLTO, utilizzando il Counseling o il metodo delle Costellazioni Familiari per: 

  • Migliorare l’ascolto e la comunicazione per creare empatia e ponti di dialogo tra il sistema-scuola,  il sistema-genitori e il sistema-alunni,
  • l’individuazione di disfunzioni nel rendimento e nel comportamento degli alunni,
  • la risoluzione di dinamiche relazionali critiche all’interno della classe tra insegnanti e alunni, ma anche all’interno dei team di lavoro fra insegnanti, o tra insegnanti e genitori,
  • Riportare ordine e chiarezza, cooperazione e focus sulla risoluzione dei problemi,
  • Apprendere le leggi e gli ordini che governano i sistemi, per allargare il nostro circolo di conoscenza e comprensione e ricreare il senso di appartenenza..

Spesso però tale proposta risulta un non facile percorso a ostacoli, 1) per  una scarsa cultura della prevenzione. In Inghilterra, da  venti anni, nelle scuole esiste la figura del Counselor e gli sportelli di ascolto, 2) continua a sussistere una certa mentalità per la quale la Psicologia e tutto ciò che gli somiglia, vengono associate alla “malattia” e non ancora all’evoluzione e crescita personale, 3) perché all’interno delle diverse componenti, specialmente degli adulti, cioè insegnanti e genitori, circola una notevole diffidenza rispetto a parlare di sé e della propria famiglia, a monte della quale sta lo scarso senso di appartenenza e di collaborazione reciproca, i non pochi pregiudizi rispetto alle diversità, e da qui la preoccupazione di apparire all’interno di uno standard di famiglia o di insegnante collettivamente condiviso e accettato.